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La difesa della lattuga.

Mar Mar 18, 2008 6:02 pm Da Luca

Spesso quando mi trovo in un gruppo e in qualche modo si viene a sapere che sono vegano, per uno strano meccanismo sociale compare immediatamente il brillante di turno che deve dimostrare quanto sia strampalata la scelta vegetariana sotto il profilo etico.
In genere l' argomento portante della difesa è: “Ma se non vuoi causare sofferenza allora non dovresti mangiare neanche la lattuga! Anche lei soffre poverina!”.

Sicuramente è vero che anche i vegetali sono esseri viventi: nascono, crescono e muoiono. Lo studioso indiano Jagadish Chandra Bose ne studiò addirittura la sensibilità attraverso degli elettrodi.
Questi sono sicuramente ottimi motivi per avere rispetto anche per i vegetali, e considerare che anche loro, sono abitanti della Terra.

Purtroppo una frase del genere, in bocca ad un onnivoro è veramente un paradosso, una battuta di cattivo gusto e sicuramente un atto di malafede.
Come se un politico italiano dicesse di preoccuparsi della propria nazione ... ehm ok, ho sbagliato esempio.
Un animale umano, che non ritiene importante la sofferenza degli animali non-umani(si noti il comune denominatore “animale”), come può anche minimamente pensare di tirare in ballo la sofferenza di un vegetale (che addirittura fa parte di un altro Regno)?

Un vegetale, per quanto essere vivente, è comunque privo di sistema nervoso e quindi, paragonare la sua “eventuale” sofferenza a quella di una mucca o un maiale, è paragonare un petardo ad una bomba a grappolo.
Gli animali di fronte a sollecitazioni esterne dolorose hanno reazioni a livello chimico, fisico e mentale; quindi la sofferenza di una mucca è uguale a quella di un cane, che è uguale a quella di un umano.
Se fate del male ad una mucca, ad un cane e ad un umano, tutti e tre grideranno di dolore.

Ma passiamo a motivazioni pratiche e meno sentimentali, anche se in effetti la questione etica è comunque presente.


"Nel trasformare vegetali in proteine animali, un'ingente quantità delle proteine e dell'energia contenute nei vegetali viene sprecata: il cibo serve infatti a sostenere il metabolismo degli animali allevati, ed inoltre vanno considerati i tessuti non commestibili come ossa, cartilagini e frattaglie, e le feci.

Esiste il cosiddetto "indice di conversione", che misura la quantità di cibo necessaria a far crescere di 1 kg l'animale. Ad un vitello servono 13 kg di mangime per aumentare di 1 kg, mentre ne servono 11 a un vitellone (un bue giovane) e 24 ad un agnello. I polli richiedono invece solo 3 kg di cibo per ogni kg di peso corporeo. Se si considera poi che l'animale non è tutta carne, ma vi sono anche gli "scarti", queste quantità vanno raddoppiate.

Un bovino, ad esempio, ha un'efficienza di conversione delle proteine animali di solo il 6%: consumando cioè 790 kg di proteine vegetali, produce meno di 50 kg di proteine.

Oltre allo spreco di energia necessaria per il funzionamento dell'organismo, va contata l'energia necessaria per la coltivazione del cibo per gli animali e per il funzionamento degli allevamenti stessi.

Dal punto di vista dell'uso di combustibile fossile, per ogni caloria di carne bovina servono 78 calorie di combustibile, per ogni caloria di latte ne servono 36, e per ogni caloria che proviene dalla soia sono necessarie solo 2 calorie di combustibile fossile, un rapporto di 39:1 a sfavore della carne."
[1]

Morale della favola, un vegetariano salva la vita a molti più vegetali di quanto non faccia un onnivoro. Quindi se siete degli onnivori e doveste incontrare un vegetariano, non fate quella battuta, risultereste poco creativi e stranamente ambigui.

Saluti,
Luca.



[1] Tratto dal sito della SSNV.

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